Prof. Emanuele Carpanzano

Prof. Emanuele Carpanzano

Direttore del Dipartimento tecnologie innovative (DTI) della SUPSI

Prof. Carpanzano, in questo particolare periodo storico, dove anche le diverse attività ticinesi sono state fermate o comunque rallentate, penso ad esempio ai cantieri edili, sarebbero già disponibili delle soluzioni dove robot e uomini potrebbero collaborare? Magari anche eliminando lavori attualmente faticosi ed usuranti?

Il mondo moderno, quello costituito da macchine e robot, è in continua evoluzione. Storicamente ci si è focalizzati unicamente sulla produttività e sulla quantità di lavoro che si poteva automatizzare. Oggi siamo invece in una fase storica differente, anche dal punto di vista della ricerca e dell’impatto delle varie tecnologie. Attualmente siamo focalizzati sulla qualità, sulla sicurezza e sulla collaborazione fra uomini e macchine. L’idea di automatizzare il più possibile è stata sostituita dall’idea di creare sistemi che siano in grado di far collaborare l’uomo e la macchina. Questo perché si è stati in grado di realizzare che la soluzione “ibrida”, ovvero la collaborazione uomo-macchina, fosse quella più efficiente in un mercato che richiede processi produttivi estremamente flessibili, in grado di gestire un’ampia varietà di prodotti, garantire al tempo stesso la qualità della produzione e rispettare le diverse disposizioni di sicurezza. Ci sono e ci saranno sempre più soluzioni di macchine che potrebbero sostituire l’uomo e che saranno in grado di sostituire le parti più ripetitive e faticose e usuranti. Dall’altra parte però andremo sempre più verso sistemi in cui le tecnologie dovranno essere affiancate dall’uomo perché i processi di produzione saranno chiamati a creare dei prodotti sempre più personalizzati, diversi e per i quali serviranno soluzioni molto flessibili.

Sentiamo molto parlare di intelligenza artificiale, lei cosa si sentirebbe di consigliare ai nostri imprenditori? Come possiamo predisporci ai futuri cambiamenti?

Il primo consiglio può sembrare banale ma è quello di avere una visione ed un’idea chiara del proprio modello di business e quale prodotto e/o servizio si desidera proporre al mercato. L’imprenditore deve concentrarsi su quello. Dopodiché deve essere abile, trovando anche gli interlocutori giusti, a capire quali tecnologie ed eventualmente quali tecniche, comprese quelle di intelligenza artificiale, meglio lo possono aiutare a raggiungere gli obiettivi prefissati. Ciò che non va fatto, è modificare gli obiettivi per conseguenza di scelte tecnologiche, così come introdurre nuove tecnologie nella propria azienda senza aver prima chiaramente valutato il loro possibile impatto. Prendiamo ad esempio il caso di un’azienda che desidera vendere i propri prodotti tramite una piattaforma “e-commerce”. Se desidera vendere in un modo diverso, deve essere capace anche di produrre in un modo diverso con tempi diversi e confrontarsi con una rete di distribuzione diversa. All’imprenditore consiglio pertanto di non implementare nuove tecnologiche prima di avere capito esattamente in che misura potranno essere di aiuto e quale sarà il potenziale ritorno. Gli investimenti in questo tipo di tecnologie sono spesso molto costosi e se non sono correttamente soppesati possono rivelarsi molto critici da gestire.

Siamo a conoscenza della carenza di personale MINT (scienze Matematiche, Informatiche, Naturali e Tecniche) non solo in Ticino, e sappiamo che da questo personale specializzato dipende la capacità innovatrice della nostra economia. La SUPSI e il DTI in particolare, come stanno cercando di colmare questa carenza?

Il mondo della tecnologia offre molteplici opportunità professionali, peraltro molto interessanti. Mentre in passato l’ingegnere poteva essere visto come un “tecnico di laboratorio”, chinato sulle sue macchine e sul computer, oggi in realtà un ingegnere spesso lavora in ambito biologico, medico, finanziario e del marketing. Le competenze tecniche permettono di svolgere lavori interdisciplinari e molto belli. Ciononostante, abbiamo una carenza di personale. Molti giovani sono piuttosto interessati a discipline economiche oppure sanitarie e/o sociali, piuttosto che alle discipline tecniche. 

Probabilmente esistono elementi culturali che impattano sui giovani già in età molto giovane, che condizionano poi le loro scelte. Quando si troveranno a scegliere quale percorso universitario intraprendere, pochi sono coloro che optano per discipline di natura tecnica. Come DTI cerchiamo di offrire il più possibile per attirare giovani leve: organizziamo campi estivi per i ragazzi delle scuole medie, organizziamo corsi di informatica per bambini più piccoli, eccetera. Già a partire dalle scuole elementari cerchiamo di intervenire per avvicinare e motivare anche i più piccoli a coltivare interessi in questi ambiti. È chiaro che alla base occorre un orientamento e una predisposizione alla matematica, è innegabile. Questo risulta forse essere “il collo di bottiglia” con il quale ci si deve confrontare. Le PMI in Ticino rappresentano circa il 92% delle attività, cosa consiglia alle aziende per adeguarsi ed aggiornarsi a quest’era digitale?

L’imprenditore deve anzitutto capire in che direzione desidera andare e cosa potrebbe eventualmente necessitare da un punto di vista della tecnologia digitale e cosa effettivamente gli serve da un punto di vista dello sviluppo e della crescita della propria attività. Dovrà poi cercare di sviluppare un piano concreto e finanziariamente sostenibile, con tempi di implementazione coerenti alle dinamiche aziendali. Si tratta di fare il cosiddetto “passo in base alla lunghezza della propria gamba”. In questo contesto, ritengo che la priorità sia quella di curare e investire nella formazione del proprio personale. Puntare su attività di formazione continua delle figure più rilevanti all’interno della propria azienda, che non significa fare investimenti insostenibili, permette dotare l’azienda del know how, delle conoscenze e delle competenze che faranno la differenza.

Quali sono le prospettive che prevede per il nostro Cantone?

Anzitutto, il contesto formativo ticinese, facente parte di quello elvetico, è caratterizzato da un sistema di formazione duale, molto efficace e ben articolato, che offre un valore aggiunto difficilmente misurabile ma estremamente alto. Dopodiché, il Canton Ticino si trova al centro dell’Europa fra grandi aree economiche e risulta essere un luogo di crocevia soprattutto fra Nord e Sud, fra poli internazionali come quelli di Zurigo e Milano, che creano molte condizioni di vantaggio. Vedo prospettive estremamente positive per il Canton Ticino poiché queste sono condizioni quadro che permangono e non cambieranno durante i prossimi anni. È chiaro che ci sono elementi di complessità. Occorrerà operare delle scelte, magari specializzarsi maggiormente in qualche specifico ambito tecnico piuttosto che industriale. Il Ticino è da sempre un Cantone molto eterogeneo, ciò che storicamente ha rappresentato un punto di forza per resistere ai cambiamenti e alle dinamiche di mercato e dell’economia in generale.

 

 

 

 

Il contributo apparirà nella rivista nr. 9 zona Basso Mendrisiotto (2° Edizione) – pubblicazione giugno 2020

 

 

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