Michela Pfyffer von Altishofen

Michela Pfyffer von Altishofen

Direttrice della Clinica Sant’Anna di Sorengo

Michela Pfyffer, Direttrice della Clinica Sant’Anna di Sorengo, ha studiato diritto all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo aver praticato in Italia e in Ticino, nel 2008 è entrata a far parte del Gruppo ospedaliero Ars Medica – oggi Swiss Medical Network – dove ricopre il ruolo di direttrice della Clinica Sant’Anna e di vicedirettrice generale del gruppo per il Ticino.

 

Signora Pfyffer, dopo aver praticato per diversi anni sia in Italia che in Ticino la professione di Avvocato, cosa l’ha spinta a cambiare carriera e ad entrare nel settore sanitario?

 Quando sono arrivata in Ticino, con il mio know-how specialistico di avvocato penalista, ad onor del vero, non ho trovato porte aperte e soprattutto ho incontrato una realtà diversa, la stessa che col tempo mi ha fatto sentire a casa.

La nascita della mia primogenita, Mia, è stata per me l’occasione di prendere una breve pausa di riflessione che mi ha spinto a reinventarmi una carriera. Un’offerta pubblicata dalla Clinica Ars Medica, di un lavoro molto lontano e diverso dalla mia formazione, letta probabilmente per caso, ha fatto sì che un nuovo cammino cominciasse. Da assistente di direzione, mi ha portato a diventare responsabile del servizio pazienti e alberghiero poi direttrice aggiunta e oggi ai vertici di due importanti Cliniche, essenziali nel panorama sanitario ticinese.

È così che tutto ha avuto inizio… una casualità che, accompagnata da tanta forza di volontà e da un grande bisogno di sapere e di conoscere, mi ha fatta avvicinare al settore sanitario, molto stimolante per la sua complessità ed eterogeneità.

 

Possiamo quindi dedurre che nel suo lavoro, nella sua vita, come da lei comunicato anche nel suo programma elettorale per le ultime elezioni cantonali e nazionali, siano le tre “C” – Coraggio, Concretezza, Coerenza – a caratterizzarla?

 Credo che questi 3 valori siano alla base del mio percorso, a livello professionale ma non solo. Effettivamente ci vuole Coraggio per rimettersi in gioco in un Paese nuovo, in un settore non conosciuto e per farlo con trasparenza di idee e di valori. Ci vuole Concretezza per acquisire esperienza e competenza e ci vuole Coerenza per continuare a rispettare sé stessi e per ottenere e mantenere credibilità agli occhi degli altri. Ad oggi dunque aggiungerei una quarta C, quella di Credibilità! 

 

Per lei, il fatto di essere alla direzione di una Clinica, significa anche portare avanti la sua missione, ossia: “contribuire al benessere dei nostri concittadini in una Svizzera economicamente forte e socialmente responsabile che interagisce con il mondo che la circonda, una Svizzera innovativa che tutela la nostra salute con un sistema sanitario di qualità ed economicamente sostenibile”?

Quando mi sono impegnata politicamente ho voluto darmi da subito questa chiara missione. È un impegno che va al di là del mio ruolo professionale rispetto al quale, tuttavia, i miei 12 anni di esperienza nel settore sanitario, hanno un ruolo importante. Particolarmente nel nostro sistema di milizia credo che dobbiamo mettere a disposizione le nostre competenze e le nostre conoscenze per contribuire al progresso della società. In ambito sanitario c’è tanto da fare e a tutti i livelli, io lo vedo e lo vivo tutti i giorni e, poter partecipare in maniera più attiva in ambito politico, a questo cantiere aperto da sempre, è per me un onore ed un impegno costante. So che le aspettative verso soluzioni efficaci sono molte e ambiziose, ma è già un primo passo avere persone competenti che hanno voglia di mettersi a disposizione per raggiungerli con Coraggio, Concretezza, Coerenza e… Credibilità! Lavorare per portare soluzioni e non cercare di raccogliere consensi con promesse galvanizzanti ma utopiche. E in questo ultimo anno devo dire che il settore sanitario è solo un altro punto di partenza, perché nel mio impegno politico voglio investirmi anche in altri temi che sono non solo attuali ma alla base di una società economicamente e socialmente performante. E anche qui, di lavoro da fare ce n’è davvero molto!

 

E qual è la sua visione, prettamente rapportata alla sua attuale attività quale Direttrice di una clinica? Come pensa di poter reagire (e far reagire i suoi dipendenti) agli importanti cambiamenti in corso, sia dal punto di vista sociale, con nuovi bisogni e nuove aspettative, sia dal punto di vista demografico, con l’invecchiamento della popolazione?

 Troppo spesso quando si parla dell’aumento dei costi della sanità (ed è lì il vero problema) ci si focalizza sulla ricerca del colpevole… le casse malati, i fornitori di prestazioni, medici, ospedali, cliniche, l’industria farmaceutica e non da ultimo i pazienti. Finché cercheremo delle colpe, ancor peggio univoche e non sinergiche, non troveremo mai soluzioni… Il problema dei costi va affrontato con l’interazione, riconoscendo la disfunzione di un sistema dove prevale l’interesse individuale ma per contro viene meno la responsabilità individuale, dove manca una visione sinergica che lega i vari interessi. Solo cambiando paradigma riusciremo a contenere l’aumento dei costi in un mercato dove l’offerta genera la domanda… Non c’è una soluzione facile ma solo agendo le cose possono cambiare. Ecco cosa voglio fare e cosa cerco di fare tutti i giorni: garantire un sistema di qualità, economicamente sostenibile dove al centro rimanga il paziente… quello di oggi e quello di domani… anche i pazienti, le loro problematiche e le loro esigenze infatti sono cambiate e continueranno a farlo!

 

In considerazione dell’importante cambiamento in ambito settoriale, dopo i suoi studi, possiamo dedurre che una persona può, come dire (facendo tesoro anche di una prima formazione professionale solida) “reinventarsi” ed intraprendere una nuova attività, che sia essa quale direttore/direttrice di un’importante realtà della nostra zona e del nostro Cantone, nonché anche per persone provenienti da oltre confine, oppure per immergersi in un’attività in proprio, fondando una piccola media impresa?

Assolutamente! E gli esempi di successo sono davvero tantissimi. È chiaro che è sempre un rischio, che è un passo difficile, che ci vogliono coraggio e tenacia, oltre alla capacità di rimettersi in discussione in maniera autocritica. Però questo è il pensiero positivo alla base di ogni crescita personale e sociale, nonché del progresso.

 

Quale sarebbe l’augurio migliore, secondo lei, da dare ad una persona che ha voglia di reinventarsi ed iniziare una nuova attività?

Di fare le cose con passione, mantenendo il giusto equilibrio tra lucidità e audacia e di rimanere positiva in tutte le situazioni, anche le più difficili, sforzandosi di viverle come opportunità di crescita e non come ostacoli. 

Di intraprendere un percorso in maniera non egocentrica, con una giusta dose di umiltà e uno sguardo all’interesse sociale, indispensabile in ogni cammino.

Contributo apparso nella rivista nr. 5 zona Malcantone – pubblicazione gennaio 2020

 

Facebook
LinkedIn