Norman Gobbi

Norman Gobbi

Presidente del Consiglio di Stato

Per il presidente del Consiglio di Stato una migliore connettività per lo sviluppo delle PMI

BELLINZONA – Faccia a faccia con il ministro del Dipartimento delle istituzioni, che analizza il momento ancora delicato con cui è confrontata la popolazione dopo il lockdown.

La sua presidenza del Consiglio di Stato è impegnativa. Come affronta questo momento di continue sollecitazioni?

«Prima di tutto con spirito di servizio. I Consiglieri di Stato sono praticamente gli unici, assieme ai Consiglieri federali, a fare della politica il proprio lavoro. Guai se mancasse la predisposizione di essere a disposizione di tutte le cittadine e tutti i cittadini del Ticino.

Come presidente si è particolarmente sollecitati, ma si cerca di trovare il tempo per tutti, media compresi. Si tratta dunque di avere anche una buona organizzazione per ricevere tutte le richieste ed essere in grado di rispondere, vuoi con uno scritto, un incontro o la partecipazione a eventi. In questa situazione di ricerca di nuova normalità sono diminuiti, e di molto, gli inviti alle manifestazioni. In compenso sono aumentate le richieste da parte della stampa. È normale che sia così. E cerco di essere per tutti sempre disponibile».

La ripresa dell’economia ticinese e in particolare delle PMI richiede sostegno. Qual è il piano postcovid del Governo?

«Una premessa: viviamo un periodo di grande incertezza sia a livello nazionale che internazionale. Il Cantone ha messo prontamente in campo, accanto alle misure federali, misure di sostegno alla liquidità e provvedimenti più puntuali. Le Camere federali stanno dibattendo ora su ulteriori misure, ad esempio per lavoratori indipendenti o i cosiddetti “casi di rigore” in settori specifici. Il Consiglio di Stato, per affrontare la fase di rilancio che ci attende, dovrà ora valutare delle possibili misure strutturali di medio e lungo termine, senza dimenticare alcuni progetti già identificati precedentemente nel Programma di legislatura 2019-2023. A questo proposito potrei citare la realizzazione di una sede di rete ticinese del Parco svizzero dell’innovazione (Switzerland innovation park, SIP-TI) e il sostegno ad una migliore connettività come base per lo sviluppo delle PMI sull’intero territorio cantonale».

Lo sport in Svizzera può far fronte alla stagione di hockey e di calcio con le nuove direttive sull’affluenza di pubblico?

«Le società sportive, così come gli organizzatori di grandi eventi in ambito culturale e ricreativo, sono chiamate certamente a fare dei sacrifici per le limitazioni volute dal Consiglio federale in tema di coronavirus. Spero che tutte le società sappiano e possano adeguarsi, così da garantire la loro attività anche per il futuro. Bisogna stringere i denti, essere positivi, trovare soluzioni innovative con i partner, primo tra tutti con il pubblico. Sono moderatamente ottimista, fermo restando che la curva dei contagi rimanga sotto controllo, come sembra il caso attualmente, almeno in Svizzera e soprattutto in Ticino. È ancora nostra responsabilità, come cittadini, far sì che nel corso dei prossimi mesi si riesca a confermare l’attuale situazione».

È soddisfatto del rispetto delle regole in Ticino?

«Mi sento di dire che la popolazione abbia compreso la posta in gioco e si stia adattando al meglio. Questo vale per la maggioranza della gente. Però se ci sono situazioni potenzialmente pericolose noi interveniamo, sempre in maniera proporzionata. Alla polizia spetta il compito di monitorare il territorio, per fare in modo che il livello di guardia non sia raggiunto. L’aspetto positivo che si può annotare è che l’estate 2020 è stata per molti operatori economici e turistici ben migliore rispetto alle aspettative, e ciò grazie al fatto che il virus si diffonda da noi meno che altrove. Una medaglia quindi a tutte e a tutti i Ticinesi!».

 

Il contributo è apparso nella rivista nr. 11 – zona 6 – Alto Luganese e Valle del Vedeggio – pubblicazione novembre 2020

 

 

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