Piero Marchesi

Piero Marchesi

Imprenditore, Consigliere nazionale UDC e Sindaco di Monteggio

La pandemia Covid-19, oltre a essere un grave problema di sanità pubblica, è già ora – e lo sarà ancora di più nei prossimi anni – una disastrosa crisi economica. Non condivido tutte le misure decise dalle Autorità federali e cantonali per gestire questa pandemia – in particolare quelle emanate del Consiglio federale che hanno decretato la chiusura degli esercizi pubblici – ma serve a poco discutere di cosa di diverso si sarebbe potuto fare. Guardiamo avanti.

Per quanto riguarda la sanità pubblica la situazione verrà verosimilmente risolta in tempi ragionevoli, anche se è facile ipotizzare che non ci libereremo dal virus prima della fine dell’anno. A preoccuparmi in particolare è però la crisi economica che ha già colpito tutti i Paesi, chi più chi meno. Nel 2020 il PIL medio dei principali Paesi europei registra dati negativi tra il 6 e il 10%, in Svizzera abbiamo accusato “solo” un – 3%. Questi dati riflettono purtroppo anche nel nostro Paese situazioni drammatiche quali il fallimento di molte aziende, la perdita di altrettanti posti di lavoro e il conseguente aumento della disoccupazione e dell’assistenza, oltre all’esplosione della spesa pubblica e del disagio sociale.

È fondamentale reindirizzare gli obiettivi economici e sociali del Paese. Il primo ritengo passi da un importante stimolo pubblico per far ripartire l’economia. In parole semplici: investimenti pubblici e fiscalità moderata. Bisogna far girare gli ingranaggi dell’economia, così da produrre posti di lavoro e generare consumi, lasciando quanti più soldi possibili nelle tasche dei contribuenti. Per fare questo lo Stato – Confederazione, Cantoni e Comuni – deve essere capace di ridurre la spesa corrente per liberare risorse a favore degli investimenti. Il secondo, invece, deve portare la politica a ragionare sulle priorità, che ritengo debbano essere quelle di garantire – o

quantomeno provare – a dare un futuro lavorativo in particolare ai giovani di questo Cantone. Non ci vuole la sfera di cristallo per capire che le molte aziende che oggi tagliano sul personale per evitare di fallire, lo facciano proprio con i collaboratori più cari, cioè i residenti, tenendo invece quelli che costano meno, i frontalieri. Le recenti statistiche dimostrano purtroppo questa tendenza. Bisogna evitare che quando ripartirà l’economia, essa preferisca ancora una volta i lavoratori esteri a scapito dei residenti. Purtroppo gli strumenti in mano alla politica per evitare questo fenomeno sono pochi. La recente bocciatura dell’iniziativa per la Limitazione del 27 settembre scorso non aiuta a trovare delle soluzioni per limitare l’afflusso di manodopera estera. Ma non deve essere una scusa per rimanere a guardare passivi un fenomeno che impoverirà ulteriormente il nostro Cantone. Ognuno faccia dunque la sua parte, i cittadini lo hanno chiesto a più riprese.

 

Il contributo è apparso nella rivista nr. 14 – zona 5 – (2° edizione)  Malcantone – pubblicazione febbraio 2021

 

 

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