interviste

la voce di un Ticino in continua crescita ed evoluzione

Noè Ponti

Nuotatore svizzero

Noè, protagonista indiscusso alle Olimpiadi. Dicci la verità, quanto ci hai messo a realizzare di aver ottenuto la medaglia?

“Il fatto di sapere, dentro di me e nella ristretta cerchia del mio team, di avere delle possibilità concrete per accedere a un paio di finali olimpiche e magari salire sul podio, pur con il giusto rispetto per la quantità e la qualità degli avversari e la consapevolezza che tutto sarebbe dovuto funzionare alla perfezione, non mi ha affatto aiutato a rendermi conto subito di cosa significasse il bronzo ottenuto. È stata un’esplosione prolungata e ripetuta di emozioni che ha travolto me e la mia famiglia. Difficile trovare un equilibrio tra il razionale e l’emozionale. Ho vissuto un periodo piacevolissimo, ma impegnativo e a volte difficile da gestire. Penso che la portata delle mie prestazioni alle Olimpiadi sia stata compresa prima dagli addetti ai lavori e dalla gente comune, piuttosto che dal sottoscritto. Poi, un po’ alla volta, la consapevolezza è arrivata e con essa qualche momento di disorientamento, ma anche e soprattutto la voglia di riprendere ad allenarmi per provare a migliorarmi, senza però lasciarmi travolgere dalla cosiddetta ansia di prestazione; ora si tratta di lavorare con tranquillità, senza voler strafare”.

Quanto e come è cambiata la tua vita sportiva e privata dopo il bronzo?

“È innegabile che sia diventato un personaggio pubblico a tutti gli effetti: la gente mi riconosce spesso quando sono in un bar, in una piazza, al cinema, in un negozio, … e molti mi chiedono una foto con loro o un autografo; ricevo decine di richieste e inviti via posta tradizionale o elettronica, oppure attraverso i social. Tutto questo mi fa piacere, anche se a volte è impegnativo. La notorietà è una logica conseguenza degli obiettivi che raggiungi, ma non è essa stessa un obiettivo: ci devi convivere il meglio possibile, la devi apprezzare, ma non dev’essere un motivo per cambiare radicalmente il tuo modo di essere con gli altri. Dal punto di vista prettamente sportivo, il bronzo rappresenta per me un traguardo intermedio, un punto di partenza verso nuovi obiettivi: credo che per un ventenne non possa essere diversamente”.

Cosa vedi nel tuo futuro? Il prossimo obiettivo…

“In questo periodo sto cercando di ridefinire il mio futuro accademico e professionale. Allo stesso tempo, sono già concentrato e impegnato verso i miei obiettivi nel nuoto. L’obiettivo faro, per i prossimi tre anni, resta legato alle Olimpiadi di Parigi 2024, dove spero di confermarmi e, se tutto va bene, riuscire a fare ancora meglio. Per quest’anno, oltre ai prossimi mondiali in vasca corta di Abu Dhabi, a dicembre, che rappresentano per me solo una tappa di passaggio (la vasca da 25 metri non è mai stata la mia preferita), gli obiettivi principali sono il Campionato mondiale in vasca olimpica di Fukuoka (a giugno) e il Campionato europeo, sempre in vasca lunga, di Roma (in agosto). Vorrei arrivare a questi due appuntamenti al meglio”.

Cosa consigli a un giovane nuotatore che sogna di emulare le tue gesta?

“Non mi sento così saggio da elargire troppi consigli. Però io ho sempre pensato – e ne ho avuto le prove guardando attorno a me – che ognuno deve coltivare le proprie passioni, prima di tutto per stare bene con sé stesso. Poi, per ottenere risultati sempre più importanti, oltre alla passione ci dev’essere l’impegno costante, la capacità di fare fatica e di ascoltare chi ti allena: il feeling con gli allenatori e le persone che ti seguono e ti sono vicine, famiglia compresa, è fondamentale. Avere un talento naturale per uno sport aiuta, ma certamente non basta. Inoltre, la parola talento racchiude molte cose che vanno ben oltre, per esempio, all’essere a proprio agio nell’acqua o avere doti fisiche come la forza o la resistenza: l’aspetto mentale ed emotivo, la capacità a relazionarsi con gli altri per vivere in un ambiente positivo, il rispetto per gli avversari e così via sono tutte caratteristiche che in parte possono essere “innante”, ma che soprattutto vanno coltivate. Penso che sia importante, almeno così è stato per me, avere pazienza e non volere bruciare le tappe, costruendo i propri successi un po’ alla volta, prendendosi il tempo per crescere in tutti gli aspetti che ho citato”. 

Pubblicazione articolo: INFO pmi Gold Edition – dicembre 2021