Tito Tettamanti

Tito Tettamanti

Avvocato

Intervista all’Avv. Tito Tettamanti

Avvocato Tettamanti, in un recente Commento apparso sul Corriere del Ticino Lei definisce “l’economia come una sterminata sequenza di anelli, tutti delicati, che costituiscono delle interminabili catene”. Quale ruolo giocano secondo lei le numerose piccole e medie imprese ticinesi in questo contesto?

Un ruolo importantissimo e fondamentale in Ticino e in Svizzera. Sono dal punto di vista numerico (rappresentano il 99% delle aziende in Svizzera) l’ossatura della nostra economia ma rappresentano nel contempo un fattore sociale e di inestimabile valore. Mentre le grosse multinazionali (sul piano svizzero) sono sempre più apolidi, quindi meno legate alle nostre radici, da un lato per l’estensione internazionale dei loro interessi, dall’altro per la massiccia presenza straniera tra gli azionisti e la indispensabile multinazionalità nei loro consigli di amministrazione e direzioni, la piccola e media impresa ha le sue radici nel nostro territorio e spesso nello stesso fiorisce. Può essere elemento di stabilità per un equilibrato sviluppo del Paese.

La pandemia da Covid-19 ha costretto molte aziende al lavoro ridotto. Il lockdown ha portato alla chiusura (almeno temporanea) di ristoranti ed alla riduzione delle attività nel campo del turismo. La Svizzera Italiana ha registrato un aumento del turismo indigeno, ma mancano i turisti stranieri. Come ci risolleveremo?

Purtroppo è ancora presto per tirare le somme, vedremo nel tempo se e quanto il Covid può aver mutato atteggiamenti dei consumatori e costumi della società.

Il turismo è uno degli assi della nostra economia. Vediamo di valorizzare le bellezze e l’offerta del Cantone, non dimenticando l’importanza del “savoir faire”, anche nel modo di accogliere, che non mi pare migliorato negli ultimi decenni, di rendere attrattiva l’attività nel ramo anche per giovani ticinesi, e poi i turisti verranno. Se in futuro sarà difficile viaggiare, come esperimentato nei passati mesi, saranno nostri ospiti gli svizzeri tedeschi e i romandi. Ovviamente bisognerà migliorare la mobilità. Se da Bellinzona ad Ascona, in certe ore si rimane in colonna per un paio d’ore, il turista cambia destinazione.

Certe forme di esotismo vacanziero forse mutano e anche dall’Italia potremmo avere un flusso turistico. Il verde, fiumi e laghi, la tranquillità delle valli – importante la sicurezza – sono argomenti che nel futuro faranno premio.

Come hanno reagito, secondo lei, il sistema svizzero ed in particolare quello ticinese ad una situazione alla quale tutti noi eravamo impreparati?

Complessivamente se la sono cavata. Numerose le critiche, specie relative alla reazione ritardata da parte del Dipartimento degli Interni, ma non possiamo dimenticare l’eccezionalità della situazione. Forse il maggior rimprovero a livello federale è che nonostante gli avvisi già emessi da qualche anno ci siamo lasciati trovare, anche noi, impreparati.

In quale settore di attività varrebbe la pena veramente investire sacrifici?

Se per sacrifici intende dire il proprio impegno, non le posso dare una risposta perché non conosco un settore che non esiga per il successo sacrifici personali, passione, intensità e (molto) lavoro.

Le PMI ticinesi sono secondo lei competitive (sia nei confronti della Svizzera d’oltralpe che verso la vicina Penisola)?

Non sono in grado di dare un giudizio mancandomi le necessarie conoscenze di dettaglio. Le PMI operano spesso in nicchie di mercato dove talvolta la concorrenza non è esasperata, per contro in taluni campi sono obbligate a confrontarsi con committenti molto potenti che rendono difficile la negoziazione dei prezzi. Ma penso molte si sanno affermare anche individualmente.

Per contro, essere competitivi in Italia è estremamente difficile. Abbiamo piccole imprese italiane che lavorano nel Ticino (vedi padroncini) ma non saprei citare il nome di un piccolo imprenditore ticinese che si aggiudica lavori in Italia. L’ingegno, la capacità e la volontà come sempre contano molto, altrimenti non so come un imprenditore di Airolo riuscirebbe a vendere il suo ottimo yoghurt in Russia.

Quale ruolo gioca la formazione dei giovani per il futuro del nostro Cantone e cosa consiglierebbe ad un giovane che intende avviare una propria attività?

Primo portare a termine seriamente gli studi, e a volte anche la formazione per le vie dell’apprendistato può essere estremamente utile, poi i primi impegni lavorativi che permettono di accumulare l’esperienza pratica necessaria dopo la formazione, se possibile fuori Cantone anche per pochi soldi, importante è il bagaglio di nozioni che si acquisiscono, sono la base per il futuro. Ovviamente necessitano idee chiare e senso degli affari, che non si apprendono sui banchi di scuola, e infine tanto “oli da gumbat”. Detto questo, vi sono settori più trainanti ma non c’è mai un’attività imprenditoriale che garantisca in ogni caso il successo.

 

 

Il contributo è apparso nella rivista nr. 12 – NUMERO ORO – pubblicazione novembre 2020

 

 

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